PAOLO MICCICHE’

Paolo Miccichè, regista teatrale ha ben chiaro un obiettivo: intervenire sull’immagine, manipolarla, moltiplicarla, renderla viva e coinvolgere così lo spettatore “dentro” alla scena, farlo partecipare in modo attivo alla magia e all’illusione dell’opera lirica. Su un altro versante, più sottile, Miccichè ha iniziato la continua ricerca della “visualizzazione di un mondo interiore” che caratterizza i personaggi dei melodrammi e segna i momenti più emozionanti e riusciti dei suoi allestimenti: attraverso la proiezione di immagini affiorano citazioni, memorie, sogni, incubi, dejà-vu, chimere. Come la musica, il fluire di queste immagini è evanescente, inafferrabile, transitorio: eppure, queste figure lievi, addirittura struggenti nella delicatezza del loro continuo svanire e riapparire, hanno una forza di comunicazione eccezionale. Con i suoi allestimenti lirici, Miccichè ha anticipato di qualche anno fenomeni culturali “di massa”: gli spettatori che si commuovono e si appassionano ai suoi spettacoli si possono paragonare alle centinaia di migliaia di persone in fila per una mostra d’arte. Se l’arte e la cultura hanno il coraggio di uscire dai loro tradizionali “luoghi deputati”, trovano certamente un pubblico pronto a lasciarsi sedurre. O, come afferma il critico d’arte Simon Schama, “ci dicono qualcosa di com’è il mondo, com’è stare dentro alla nostra pelle”. L’arte, la musica, il teatro, insomma, può davvero far parte della vita, offrirci, in modo inaspettato, bagliori illuminanti sulla condizione umana. E non solo quella dei personaggi sulla scena, ma proprio la nostra. (Stefano Zuffi da “Dentro L’Opera” The Scenographer 2016.)

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